
... e qua ti volevamo.... Questo lo devi leggere per forza.
Tieni conto che questa trattazione è da considerarsi solo un'introduzione all'argomento, perchè come socio Fase Uan continuerai a ricevere informazioni aggiuntive legate a quest'argomento.
Probabilmente, la cosa migliore per orientarsi nell'argomento è partire da una considerazione che troppo spesso viene lasciata a margine: c'è assistente ed assistente.
Distinguiamo:
a) L'assistente che ha fatto dell'assistentato un mestiere;
b) L'assistente che vuole fare un periodo di tirocinio perchè il suo reale e determinato obiettivo è imparare a fare il fotografo.
c) L'assistente "parcheggiato", che non sa esattamente cosa fare e cerca di guadagnare tempo.
Questa figura, più diffusa nei Paesi anglosassoni ed un po' meno in Italia, è ovviamente quella preferibile del punto di vista del fotografo che lo utilizza come aiuto...
Si tratta di quelle persone che hanno deciso di fare l'assistente come vera e propria professione; hanno competenza, conoscenze, sono svegli e attivi, e di mestiere vero e proprio fanno l'assistente fotografo.
Possono essere giovani ma anche avere quarant'anni, ed essere "assistenti" in tutto e per tutto. Lavorano nella stragrande maggioranza dei casi come free lance (nel senso che hanno una loro partita iva e fatturano le giornate lavorative al fotografo, alla casa di produzione od allo studio a noleggio), e sono un aiuto insostituibile, a volte tecnicamente ancora più determinante e competente del fotografo.
Non devono imparare a fare il fotografo, perchè conoscono già il loro mestiere; sono propositivi sul piano tecnico - sempre - e su quello creativo - se viene chiesto loro.
Sono pagati abbastanza bene, guadagnano meglio di un fotografo professionista di mezza levatura (perchè non hanno quasi investimenti da fare), e non sono frustrati dal fatto di essere "in transito".
Hanno scelto il mestiere di assistente, che può essere - volendo - un mestiere diverso da quello di fotografo, così come fare l'infermiere professionista è un mestiere diverso da quello del medico e, in alcune cose, è molto meglio l'infermiere professionista del medico (provate a farvi mettere un'ago da fleboclisi o a farvi fare un clistere da un medico fresco di laurea - o anche dal primario - e poi ne parliamo...)
Il caso più frequente, tuttavia, è un altro: l'assistente che si propone per potere imparare il mestiere stando qualche tempo "a bottega" da un professionista.
L'idea è questa: "...e se io, invece di spendere soldi in una scuola, andassi a lavorare da un fotografo, così vedo come si fa, conosco i trucchi, i clienti, e intanto mi pagano anche?"
Questa intuizione particolarmente originale e geniale, come puoi immaginare, prima o poi è venuta assolutamente a tutti.
Per questo motivo, l'offerta di assistenti di questo genere (lavoro un po' così imparo poi mi metto in proprio) è spaventosamente sovrabbondante.
Essendoci troppa offerta rispetto alla domanda, per normale legge di mercato i prezzi crollano. Detto in altre parole, oltre ad essere difficile trovare posto, si viene pagati poco. Vedi più avanti.
C'è anche una discreta abbondanza di questa figura (figli/e di papà, gente confusa, eccetera).
In questi casi, alcuni trovano un posto da assistente principalmente perchè sono carini/e, hanno un bel sorriso, un bel culo o delle belle tette, e quindi sono decorativi sul set, e di compagnia.
Tuttavia, dato che ti stai documentando qui, sbattendoti personalmente per capire come far funzionare meglio la cosa, questo significa che - indipendentemente da come sei carrozzato - hai un cervello che funziona, e quindi che se farai carriera non sarà (non solo...) grazie a quello che hai addosso davanti o di dietro, ma per quello che sei come persona e professionista.
Se della fotografia professionale in molti casi si era fatto un mito, della figura dell'assistente quasi nessuno parla mai.
Per certi versi, sembra quasi che esista un abisso di differenza fra il fotografo - divo ed artista - e l'assistente che gli trotterella dietro - sconosciuto e manovale.
In realtà, e ben lo sanno tutti i fotografi che sono stati assistenti a loro tempo, il contributo di un BRAVO assistente è, per il fotografo, decisivo e determinante. In alcuni casi si potrebbe forse a ragione parlare di una co-produzione di gran parte delle immagini.
Eppure, a tutt'oggi l'attività di assistente resta nell'ombra, difficilmente raggiungendo, nell'opinione degli operatori, quella stima e quella considerazione che meriterebbe.
Uno dei maggiori problemi dell'assistentato è la diffusissima tendenza a non considerare il compito dell'assistente come un lavoro a sé stante, dotato di proprie caratteristiche e bisognoso di una professionalità specifica. Nella maggior parte dei casi, fotografi ed assistenti stessi vedono la figura dell'aiutante come quella di un "fotografo incompleto", parcheggiato in una situazione intermedia, di persona che stia imparando un mestiere.
Questo stato di cose - ed il mito della professione fotografica - hanno fatto sì che un numero eccessivo di ragazzi cercasse di farsi strada come assistenti, inflazionando il settore con una enorme quantità di offerta, tuttavia nel complesso molto dequalificata.
Così, quasi tutti gli studi fotografici (e primi fra tutti, quelli di un certo nome) sono continuamente meta di giovani fotografi ed aspiranti tali, che chiedono un "posto" come assistenti. Ovviamente, i compensi sono crollati, con proporzione inversa alla disponibilità di assistenti.
Nella maggior parte dei casi, l'assistente finisce così con l'accettare anche soluzioni di ripiego, dato che il suo interesse principale è quello di vivere le diverse fasi della produzione fotografica e, in tal modo, imparare egli stesso. Il fatto di guadagnare una normale paga è, in questo caso, visto come un obiettivo secondario, sacrificabile a vantaggio del proprio addestramento.
In sostanza, l'equilibrio si è spostato a tutto svantaggio della professionalità dell'assistente; sono troppi a ritenere che l'assistente cerchi in primo luogo di risucchiare competenza ed informazioni al fotografo, piuttosto che fornirgli un valido aiuto.
Ovviamente, questo atteggiamento mentale tanto diffuso quanto poco ammesso e riconosciuto, ha lasciato intendere che una parte del compenso si intende in natura - la formazione, appunto - e che quindi il compenso in denaro possa essere ridotto in proporzione.
Tuttavia, non è sempre vero che l'assistente abbia come obiettivo principale quello di imparare; in alcuni casi, pur non escludendo la possibilità della libera professione in futuro, gli assistenti svolgono il loro compito di aiuto e sostegno del fotografo esattamente come un altro mestiere, e cioè con dedizione ed attenzione.
L'eccesso dell'offerta, tuttavia, ha rovinato le possibilità di guadagno in maniera diffusa, motivo per cui il muoversi nel settore è ora divenuto difficile per tutti: per il fotografo - che stenta a trovare un assistente che non abbia intenzione di abbandonarlo di lì a breve; per l'assistente vero e professionale, che viene inizialmente confuso con una manovalanza opportunista e quindi sottopagato; per i giovani in cerca di una più che lecita formazione, che si scontrano con una disponibilità all'accoglienza decisamente scarsa, e spesso costellata di diffidenza.
In linea di massima, il periodo di assistentato inteso come formazione è consigliabile prevalentemente a chi si senta ancora impreparato sul piano umano, oltre che professionale; detto in altri termini, si tratta di un training utile particolarmente per rendere meno traumatico l'impatto con la realtà del lavoro in un clima di libera concorrenza; il vantaggio sul piano della formazione tecnica c'è, ma è a volte secondario. Non tutti - per loro indole - affrontano volentieri da subito il confronto diretto con i concorrenti, ed il lavoro a volte sfibrante che ne consegue.
Dal punto di vista dell'assistente, si possono configurare tre possibilità.
a) Trovi lavoro come assistente per uno studio di un noto professionista.
b) Si trova una collaborazione con uno studio mediamente affermato.
c) Si lavora presso un fotografo comune.
Riuscire a lavorare per una "grande firma" (uno fra gli 80 - 100 nominativi di maggiore fama in Italia) rappresenta il sogno di tutti gli assistenti, comprensibilmente.
E si vede.
Infatti, nella maggior parte dei casi, le richieste di collaborazione giungono a questi fotografi con una frequenza settimanale, a volte quasi giornaliera. Ora, dato che i fotografi famosi "usano" sì degli assistenti, ma non se li mangiano, è evidente che non occorre un nuovo assistente alla settimana, e quindi riuscire a collaborare con questi studi è solitamente frutto di un colpo di fortuna veramente notevole, o di una precedente conoscenza, diretta o per interposta persona.
D'altro canto, è bene anche ridimensionare l’importanza di una collaborazione di questo genere. Se da un lato è vero che il fotografo di fama affronta lavori molto interessanti, è altrettanto vero che l'assistente rischia di essere in certo modo "plagiato" dallo stile del maestro. Situazione, questa, non desiderabile in tutti quei casi nei quali il giovane fotografo abbia le capacità per sviluppare una sua autonoma creatività.
Accedere ad un periodo di collaborazione con uno studio di media affermazione è, ovviamente, cosa molto più semplice. Sono relativamente frequenti anche le collaborazioni stagionali, viste molto meno di buon occhio negli studi di un certo livello.
Nella situazione dello studio di media levatura, tuttavia, non è infrequente che si verifichi una situazione molto simile alla gelosia professionale, da parte del fotografo stesso. Infatti, mentre il professionista di grido non ha motivatamente alcuna ragione per temere che gli assistenti gli "rubino" la clientela (e, anzi, spesso sono loro stessi a offrire lavoretti agli ex-assistenti), nel caso del fotografo affermato ma non famoso il timore della concorrenza interna è frequente.
Così - ora più, ora meno - si verifica una certa reticenza a lasciare che l'assistente colga le fasi più significative delle riprese o, ancora più spesso, lo si tiene in margine a tutte le operazioni centrali di rapporto con il cliente: fatturazioni, preventivi, contratti, eccetera.
In questi casi, per l'assistente finiscere con il mancare quella parte di interesse - la formazione alla professione - che in un certo senso rappresentava una parte dello stipendio; già che si viene pagati poco, si vorrebbe imparare qualcosa.
Raramente esiste un vero interesse a svolgere un periodo di assistentato presso uno studio di scarsa levatura. La paga è spesso inferiore a quella che potrebbe essere guadagnata con altri lavori meno faticosi (anche semplicemente fare panini da McDonald); le cose da imparare sono poche, e sarebbe estremamente più produttivo dedicare il proprio tempo a produrre immagini autonomamente, piuttosto che a pulire e sistemare il set di qualcun'altro, a farsi gridare dietro perchè hai caricato le piane al contrario (la tacca in alto a destra o in basso a sinistra, cazzo!) e a fare la spola con il laboratorio.
Si tenga inoltre presente che in questi casi il rischio che l'assistente "rubi" i clienti al fotografo è tutt'altro che remoto, ed è quindi estremamente probabile che il fotografo tenda ad essere poco disponibile a dare informazioni davvero importanti al suo assistente.
Il mix con-vincente di un buon assistente è fatto in egual misura da capacità professionali e da capacità umane.
a) L'assistente rappresenta un investimento per il fotografo. Quanto più a lungo è possibile che tu garantisca la continuità del tuo lavoro negli anni a venire, tanto più è apprezzata la tua proposta di collaborazione. In questo senso sono decisamente avvantaggiati gli assistenti "professionisti", cioè coloro i quali non prevedono, nel medio termine, di mettersi in proprio, e si dedicano all’assistentato come un vero e proprio lavoro.
b) Le conoscenze tecniche devono esistere, eccome, ma non vanno sbandierate come un elemento di vanto quando lavori sul set. Sono molto più utili le conoscenze pratiche e spicciole.
Un assistente che si proponga con un lavoro personale di ricerca creativa, o con aperta predisposizione alla "ingerenza" nelle scelte tecniche od espressive del fotografo raramente è visto di buon occhio. La collaborazione vera nasce dopo qualche tempo di lavoro fatto assieme, non può essere imposta a partire da subito.
In pratica, competenza ed umiltà assieme (belle pretese, eh?).
c) L'esperienza precedente è gradita e, spesso, l'avere lavorato per uno studio valido è un'ottima referenza (a patto di avere lasciato la collaborazione precedente mantenendo buoni rapporti).
d) Il fotografo campa lavorando in maniera discontinua (a volte tanto, a volte pochissimo) e con lavori interessanti solo di tanto in tanto. Spessissimo si trova a dovere fare produzioni non particolarmente entusiasmanti. L'assistente condivide questa situazione, e deve accettarlo senza sbuffare. Se il fotografo si rende conto che cerchi di presentarti solo ai lavori "interessanti" e di imboscarti per quelli pallosi, ti scaricherà volentieri alla prima occasione.
e) Una discreta conoscenza del settore specifico consente di richiedere da subito dei compensi per lo meno accettabili. L'assistente dovrebbe sapere da subito caricare uno chassis, sapere cosa è un frost od una griglia a nido d'ape, sapere acquistare le pellicole senza confondersi, eccetera. Sono di questo genere le competenze maggiormente gradite.
f) Anche se è una cosa antipatica, le assistenti donne sono generalmente più apprezzate per le collaborazioni brevi, mentre è più frequente che vengano preferiti i ragazzi per le collaborazioni durature. Fra gli altri elementi, a penalizzare le ragazze concorrono la generica minor disposizione ai lavori di facchinaggio, e la frequente indisponibilità a dedicare tutto o quasi il proprio tempo libero agli straordinari in studio.
Il fatto di non avere orari solitamente disturba più la vita di una ragazza che quella di un ragazzo.
g) Tanto per chiudere in bellezza con i discorsi antipatici: se hai un bel fisico avrai possibilità più numerose (anche se meno interessanti). I fotografi professionisti più intelligenti (e quelli che hanno davvero bisogno di aiuto) cercano innanzitutto le qualità dei punti precedenti, e l'aspetto fisico non ha importanza. Siccome, però, tutte le persone sono un mix di intelligenza e di istinto, sul numero complessivo il fatto di avere una bella presenza finisce con influenzare in molti casi.
Se non hai segatura nella testa, comunque, capirai fin dai primi momenti se sei una tipa - od un tipo - che piace a chi ti stai proponendo.
Vuoi delle indicazioni davvero molto razziste, manicheiste e qualunquiste, che ci vergognamo di scrivere?
1) E' facile che in uno studio che lavora tanto, o di grandi dimensioni, non importi un gran che come sei, ma conti quello che sai fare, anche se una preferenza può andare a ragazzi decisi, abbastanza robusti, simpatici - per la sala di posa - e a ragazze carine di look classico - tipo golfino morbido - per i lavori con un po' segretariato e di rapporto col cliente.
2) in uno studio di fotografia commerciale è più facile che funzioni una tipa carina ma spigliata e un po' decisa, faccia sbarazzina e capello corto o medio corto;
3) in uno studio di provincia che dice di fare moda, ma nel quale si fà principalmente foto di matrimoni e di privati in studio, è facile che funzioni una ragazza femminile e dal look un po' fra il truzzo e l'affascinante; capello: sul lungo.
4) in uno studio davvero specializzato in moda e che lavori con le redazioni non è infrequente che funzioni bene un assistente maschio carino.
...Ti avevamo avvertito, queste ultime indicazioni erano luoghi comuni... ma la faccenda e' che i luoghi comuni si formano perche' descrivono situazioni molto, molto frequenti...
Giocatela tu.
Consola unicamente la constatazione statistica che è più facile che poi facciano - sul lungo persorso - una buona carriera fotografica le persone dall'aspetto "normale" piuttosto che i figaccioni.
Come evidente conseguenza del fenomeno descritto prima, l'eccesso di offerta fa crollare i prezzi.
I "gradini" tariffari che si troverai sono i seguenti:
1) Ad un primo livello (che è purtroppo anche quello più diffuso) l'assistente entra a collaborare in uno studio dove già esiste un assistente effettivo, o dove il fotografo non ha bisogno di un aiutante, ma di un fattorino. In questa situazione, molto spesso il compenso non esiste, od è limitato ad un "gettone" simbolico, di due o trecento Euro al mese.
2) Gradino successivo è quello di una collaborazione effettiva, ma compensata con un paga decisamente limitata: attorno a 400-600 Euro al mese.
Una simile situazione di sfruttamento è stata in parte generata dalla mancanza di scrupoli di molti fotografi, ed in parte dalla insistente e continua offerta di assistenti, desiderosi di imparare e quindi disposti a quasi tutto.
3) Un regolare rapporto di collaborazione, basato sulla fiducia reciproca, produce compensi variabili da 600 a 1.000 Euro al mese (fanno eccezione rari casi di assistenti particolarmente validi e difficilmente sostituibili). L'entità del compenso è ovviamente influenzata dal fatturato dello studio, dal tipo di inquadramento fiscale, dalla preparazione dell'assistente.
4) Quando l'assistente diventa davvero l'appoggio professionale dello studio, il compenso può assestarsi sui 1.000 - 1.100 euro (se assunto), o sui 1.200 - 1.500 euro (se fatturati o come collaboratore) o cifre superiori per studi con un fatturato significativo, oppure nei casi in cui l'assistente guadagni in proporzione ai lavori effettivamente seguiti (in questo caso, il guadagno può oscillare, essendo superiore in alcuni periodi, inferiore in altri)
5) Come situazioni atipiche, anche se frequente, va poi descritta quella dell'assistente stagionale.
La collaborazione stagionale (prestazione occasionale) viene solitamente pagata cifre molto oscillanti: da 500 a 2.000 Euro al mese, oppure a percentuale sugli utili.
6) I professionisti assistenti a giornata, invece, sono disponibili anche per brevissimi periodi - appunto, a giornata - e fatturano le loro prestazioni attorno a 100 – 200 Euro al giorno. Queste cifre sono fortemente variabili o in funzione di fortfaittizzazioni (diminuzione) od in relazioni a particolari capacità dell'assistente o difficoltà della prestazione (aumento).
7) Gli assistenti abusivi, cioè i doppiolavoristi evasori fiscali, vengono compensati in nero con cifre che oscillano dai 30-40 Euro al giorno (ragazzi reclutati come facchini nei servizi matrimoniali) ai 100 – 250 Euro dei cosiddetti "scattini", che realizzano anche interi servizi per gli studi eccessivamente oberati.
Le prestazioni di questo genere (in nero) sono illecite, estremamente dannose per il mercato fotografico nel suo complesso e bassamente opportuniste. L'evasione fiscale che le caratterizza non fa altro che alimentare quel molle malcostume italiota secondo il quale se c'è qualcuno che deve pagare, questi è quello che viene dopo.
Questo testo è stato posto a disposizione dei Soci di FASE UAN, Fotografi Assistenti, Studenti, Esordienti - Unione Associativa Nazionale, al sito http://www.assistenti.com/
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